La Rubrica Della Poesia

C’è un giardino chiaro, fra mura basse, di erba secca e di luce, che cuoce adagio la sua terra. E’ una luce che sa di mare. Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli  e ne scuoti il ricordo. Ho veduto cadere molti frutti, dolci, su un’erba che so, con un tonfo. Così trasalisci tu pure al sussulto del sangue. Tu muovi il capo come intorno accadesse un prodigio d’aria e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Cesare Pavese (lavorare stanca)

La Rubrica Della Poesia

L’UOMO E LA DONNA

L’uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l’altare santifica.

L’uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l’amore resuscita.
L’uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.

L’uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.

L’uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l’angelo indefinibile.
L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.
L’aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L’uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un’aureola.

L’uomo è un oceano. La donna un lago.
L’oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola.
La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l’Anima.

L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l’uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.

Victor Hugo

La Rubrica Della Poesia

Da “La coinquilina scalza” (La Vita Felice 2004 – 2006 -2008)

Da piccola sbattevo le porte…

Quando sono diventata una che resta

seduta, che svuota le estati

a guardare la stanza dal balcone

per vedere se rientrando

neanche l’ultimo fantasma se n’è andato?

Ho un nuovo cane che dorme di fianco

ma tornano le stesse sere lunghe

le porte che sbattono addosso

senza la scossa accesa del fragore.

Bisogna avere la natura di chi resta

per saper tenere gli occhi sugli addii

che durano di più a farli da soli.

I. Leardini

La Rubrica Della Poesia

Ho sceso dandoti il braccio

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

E. Montale

La Rubrica Della Poesia

“…Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice”.

P. Neruda

La forza negli occhi

Sono qui, immobile e senza capire o vedere ciò che mi circonda. Indosso il mio pigiama ed è notte fonda; riesco solo a pensare a quanto dolore sto provando e a quanto ne ho provato, e penso a quanto coraggio sto avendo in questo momento. Lui mi aveva promesso che sarebbe cambiato, che non mi avrebbe mai più sfiorata neanche con un dito, che mi avrebbe rispettata perché mi amava, che sarebbe cambiato soprattutto per nostro figlio. Ho guardato i suoi occhi, sembravano così sinceri e gli ho dato un’altra occasione. Ma stanotte è successo di nuovo. Aspetto da molto, ho le lacrime agli occhi e la mia mente vaga senza alcuna meta. Ho paura e mi tremano le gambe, tremano perché dopo la denuncia cambierà ogni cosa, perché non so quale reazione lui avrà, ma finalmente io e mio figlio saremo protetti. Sto cercando di non pensare al tempo che scorre senza che accada nulla ma questa stanza rende tutto così difficile; è così anonima e incolore, mi ricorda ancora di più l’angoscia che ormai ha preso il sopravvento su di me. Non è amore, no, non è amore. Mi fa male, mi umilia, controlla ogni mio passo, non mi ascolta, non si confida con me. Non sorrido più e non riesco più ad essere felice. Sento stringermi la mano; alzò lo sguardo e vedo questi occhi pieni di felicità e di vita guardarmi; è un bambino che, mentre è vicino a me, stringe la mano di sua madre che conversa con altre persone. Mi guarda e mi chiede:” Signora perché piangi? Perché sei in pigiama? Perché non torni a casa a dormire se è tardi?” .Riesco a sorridergli e a rispondergli che a casa è forse meglio non tornare. Mi dice che anche lui e sua madre prima a casa non stavano bene e che, adesso, sono al sicuro. Mi alzo, gli sorrido, gli faccio una carezza e vado via. Mentre cammino mi asciugo le lacrime e penso a quanto gli occhi di quel bambino ricordino mio figlio. Lo chiamo, la sua voce mi riempe di gioia e capisco che è ora di lottare per lui.

Racconto di: De Felice Alessia. 4° B. IPS A.FILOSI. Terracina.