La Rubrica Della Poesia

Atupele sarà maestra
scrive il silenzio tra gli alberi
il cielo muto ascolta la voce
di Atupele che sarà infermiera
o quella nuvola
che nel vento gira il mondo

sarà figlia Atupele
tutte le volte che cantano
le sorelle sarà giovane
sull’ombelico della città
cammina dagli occhi alla luna
alle farfalle dei campi

Atupele ci verrà incontro
un passo mille passi
e la musica che accompagna
le gocce di pioggia

Atupele sarà il sogno
il mondo corretto
rivisitato e musicato
un continente contagioso
la grazia leggera di ragazze
che non vogliono partire

Atupele sarà una medicina
per tutti i figli tornati dalla fame
una fotografa tra la gente
che piega le gambe
per una buona inquadratura
sarà il cimitero il luogo
dei rimpianti i delitti la campana
del terrore l’ombra smarrita
che non lascia segni

Atupele è la barca del coraggio
dopo mille chilometri e
nel buio frusta l’onda
di una terra di pietra che dura
nel cuore scoppiato
un fragore lento antico

Atupele è il fiore
sbocciato nel petto come il suo
colore non più nascosto
di festa e di risa quando
anche l’aria ha il pudore
dell’estati improvvise

Armando Cittarelli

La Rubrica Della Poesia

C’è un giardino chiaro, fra mura basse, di erba secca e di luce, che cuoce adagio la sua terra. E’ una luce che sa di mare. Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli  e ne scuoti il ricordo. Ho veduto cadere molti frutti, dolci, su un’erba che so, con un tonfo. Così trasalisci tu pure al sussulto del sangue. Tu muovi il capo come intorno accadesse un prodigio d’aria e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Cesare Pavese (lavorare stanca)

La Rubrica Della Poesia

Da “La coinquilina scalza” (La Vita Felice 2004 – 2006 -2008)

Da piccola sbattevo le porte…

Quando sono diventata una che resta

seduta, che svuota le estati

a guardare la stanza dal balcone

per vedere se rientrando

neanche l’ultimo fantasma se n’è andato?

Ho un nuovo cane che dorme di fianco

ma tornano le stesse sere lunghe

le porte che sbattono addosso

senza la scossa accesa del fragore.

Bisogna avere la natura di chi resta

per saper tenere gli occhi sugli addii

che durano di più a farli da soli.

I. Leardini

La Rubrica Della Poesia

Ho sceso dandoti il braccio

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

E. Montale

Mostra fotografica: “Le donne e il tempo”

Nell’ambito del progetto stiamo allestendo una mostra fotografica avente come protagoniste le donne dal ‘900 a oggi.

Si chiede agli studenti di partecipare, consegnando foto provenienti dall’album di famiglia che raffigurino donne nella quotidianità (matrimoni, battesimi, feste, etc.).

Tutto il materiale consegnato è soggetto ai vincoli di privacy.

Per la consegna delle foto contattare:

⦁ Ippolito Noemi 4°C scientifico

⦁ Fedeli Carla 4°C scientifico

⦁ Gloria Alice 4°C scientifico

⦁ Coccoluto Giorgia 3°C scienze umane