La Rubrica Della Poesia

Amo il mare, il rumore delle onde, la spiaggia.
Detesto i quasi, i forse, i monosillabi.
Do peso alle parole.
Piango per un film, per un finale di un libro, per le persone che vanno via.Ho l’incazzatura abbastanza facile, ma mi basta un piccola parola per farmela passare, non riesco a tenere il muso alle persone a cui tengo.
Credo sempre che l’ultimo tentativo sia il penultimo, e credo che che le cose belle non si ottengono se non si lotta.
Sono paranoica, impulsiva, sono tremendamente gelosa e sono lunatica.
Sono per le cose complicate, ma non resisto a lungo.
Non so dire addio.
Non sono un granché: ne fisicamente ne caratterialmente.
Ci sono molte persone migliori di me.
So solo che resto, resto se credo in qualcosa.

Elizabeth Julie Shanti

La Rubrica Della Poesia

Entro in questo amore come in una cattedrale


Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei. 

Maria Luisa Spaziani

La Rubrica Della Poesia

Atupele sarà maestra
scrive il silenzio tra gli alberi
il cielo muto ascolta la voce
di Atupele che sarà infermiera
o quella nuvola
che nel vento gira il mondo

sarà figlia Atupele
tutte le volte che cantano
le sorelle sarà giovane
sull’ombelico della città
cammina dagli occhi alla luna
alle farfalle dei campi

Atupele ci verrà incontro
un passo mille passi
e la musica che accompagna
le gocce di pioggia

Atupele sarà il sogno
il mondo corretto
rivisitato e musicato
un continente contagioso
la grazia leggera di ragazze
che non vogliono partire

Atupele sarà una medicina
per tutti i figli tornati dalla fame
una fotografa tra la gente
che piega le gambe
per una buona inquadratura
sarà il cimitero il luogo
dei rimpianti i delitti la campana
del terrore l’ombra smarrita
che non lascia segni

Atupele è la barca del coraggio
dopo mille chilometri e
nel buio frusta l’onda
di una terra di pietra che dura
nel cuore scoppiato
un fragore lento antico

Atupele è il fiore
sbocciato nel petto come il suo
colore non più nascosto
di festa e di risa quando
anche l’aria ha il pudore
dell’estati improvvise

Armando Cittarelli